
La Gazzetta del Food racconta cinque giorni di business, innovazione e relazioni globali Rimini, 20 gennaio 2026 – Cala il sipario su Sigep World 2026, un’edizione destinata a segnare un punto di svolta nella storia della manifestazione. Dal 16 al 20 gennaio, la Fiera di Rimini si è trasformata nel cuore pulsante del foodservice mondiale, accogliendo operatori, aziende e buyer da ogni continente. Per cinque giorni, La Gazzetta del Food ha seguito passo passo l’evoluzione dell’evento, raccontando incontri B2B, novità espositive, panel di discussione, showcooking e networking di alto profilo. Un palcoscenico globale: operatori da 160 Paesi L’edizione 2026 ha consacrato Sigep World come uno degli hub più internazionali del settore. Gli operatori presenti provenivano da 160 Paesi, mentre la quota di visitatori esteri ha sfiorato il 25% del totale, confermando una crescita costante dell’internazionalità della manifestazione. Particolarmente significativo il balzo degli espositori internazionali: +33% di aziende straniere, con presenze provenienti da 45 Paesi. Tra le novità, l’ingresso di mercati emergenti come Canada, Arabia Saudita, Ecuador, Singapore, Nepal e Algeria, insieme ai ritorni dei Paesi consolidati. 1.300 brand e migliaia di incontri d’affari Oltre 1.300 brand espositori hanno portato a Rimini soluzioni tecnologiche, ingredienti, format e modelli di business per il foodservice contemporaneo. Il cuore operativo della fiera sono stati i 5.650 business meeting, occasioni concrete di confronto tra aziende e operatori internazionali. Il Top Buyer Program ha attratto 500 buyer da 75 Paesi, con forte rappresentanza da Stati Uniti, Canada, India, Cina, Brasile, Emirati Arabi Uniti e Singapore, confermando il ruolo strategico di Sigep World come piattaforma globale di sviluppo commerciale. Trend globali e dialogo tra culture SIGEP World 2026 non è solo numeri: è confronto, visione e cultura del gusto. Per la prima volta, hanno partecipato delegazioni africane da Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Zimbabwe e Guinea, ampliando ulteriormente l’orizzonte internazionale dell’evento. Nei padiglioni sono emersi temi chiave: Sostenibilità delle filiere Digitalizzazione e automazione dei processi Nuovi format di consumo internazionale Temi che La Gazzetta del Food ha approfondito quotidianamente con reportage, interviste e analisi dedicate. Interviste ai protagonisti: voci dal cuore di SIGEP World Francesco Lollobrigida: difendere il Made in Italy Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha ribadito l’importanza della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. «La cucina italiana non è soltanto un insieme di ricette – ha dichiarato – ma un sistema di valori che unisce territori, tradizioni, qualità delle materie prime e lavoro delle imprese. Difendere il Made in Italy significa tutelare la nostra identità e garantire futuro alle filiere agricole e alimentari». Lollobrigida ha sottolineato la necessità di contrastare l’Italian sounding e sostenere le aziende che innovano senza rinunciare alle radici. Michele De Pascale: SIGEP, vetrina e patrimonio UNESCO Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, ai microfoni de La Gazzetta del Food Live, ha evidenziato il ruolo strategico dell’evento: «SIGEP non è solo esposizione e innovazione tecnologica, ma punto di riferimento per la valorizzazione della tradizione gastronomica italiana, con uno sguardo al futuro e alla sostenibilità». Iginio Massari: tradizione e innovazione Il Maestro pasticcere ha raccontato le sue novità per SIGEP 2026: «Le macchine che ho sempre sognato combinano tradizione artigianale e innovazione tecnologica, anticipando le tendenze del futuro del settore». Un’occasione imperdibile per lasciarsi ispirare dall’eccellenza di uno dei nomi più riconosciuti a livello internazionale. Media e visibilità internazionale L’eco di SIGEP World 2026 ha superato i confini dei padiglioni grazie alla presenza di 802 giornalisti accreditati, con crescente rappresentanza estera, generando un impatto globale sul settore. Con la chiusura dell’edizione 2026, SIGEP World guarda già oltre: nuove tappe strategiche in Nord America e Asia rafforzeranno la presenza dei suoi iscritti nei mercati più dinamici del foodservice internazionale. Per cinque giorni, La Gazzetta del Food ha raccontato storie, innovazioni e connessioni che trasformano una fiera in una vera piattaforma di sviluppo globale, confermando che il futuro del food italiano passa da SIGEP World.

La Gelato World Cup 2026 ha incoronato Singapore Campione del Mondo, davanti a Francia e Argentina, al termine di quattro giorni di competizioni ad altissimo livello che hanno trasformato i padiglioni di Sigep World in un vero teatro del gusto. La Gazzetta del Food era presente a Rimini per seguire da vicino ogni fase della manifestazione, osservando non solo le prove in gara, ma anche l’energia, la tensione e l’orgoglio dei team provenienti da ogni parte del mondo. Dodici squadre internazionali, nove sfide tecniche e narrative, un solo grande obiettivo: dimostrare che il gelato artigianale oggi è molto più di un dessert, è un’esperienza culturale completa. Singapore, il trionfo dello stupore A conquistare la giuria è stato il Team Singapore, che ha costruito il proprio successo attorno al tema “Circus”, un omaggio all’equilibrio, alla precisione e alla meraviglia. Guidata da Jason Tan insieme a Dexter Lee, Loh Cheng Kit e Chew Wei Lung, la squadra asiatica ha saputo tradurre il concept in ogni prova, creando una narrazione coerente fatta di tecnica impeccabile, design emozionale e sapori audaci. Il loro percorso è stato un crescendo: dalle monoporzione ai dessert da ristorazione, fino al Final Grand Buffet, dove ogni creazione era parte di uno stesso racconto. Una vittoria che segna simbolicamente l’ascesa di Singapore come nuovo punto di riferimento nella scena mondiale del gelato artigianale. Francia e Argentina: arte, poesia e identità Secondo posto per la Francia, che con “The Dance of Animals” ha proposto una visione elegante e dinamica, ispirata al movimento e all’armonia della natura. Il team guidato da Hervé Dartois ha unito l’eredità della pasticceria francese a un’estetica moderna, conquistando il pubblico con una tecnica cristallina e una forte identità visiva. Terzo gradino del podio per l’Argentina, che con “The Garden of Butterflies” ha portato in gara una narrazione poetica, ricca di colori e simboli legati alla trasformazione e alla biodiversità. Sotto la guida di Eduardo Zacaria, la squadra ha espresso grande equilibrio gustativo e una sensibilità artistica capace di emozionare. Un laboratorio globale del futuro Nel corso della competizione, i team si sono confrontati con prove che hanno spaziato dal gelato gastronomico ai dessert da ristorazione, dalle torte gelato ai gelati su stecco, fino alla temuta mystery box a base di frutta. Ogni prova ha messo in luce approcci culturali diversi, raccontando un mondo in cui il gelato diventa strumento di ricerca, racconto e identità. Per chi, come La Gazzetta del Food, ha seguito l’evento sul campo, la Gelato World Cup 2026 ha rappresentato molto più di una gara: è stata una finestra sul futuro del settore, dove artigianalità, sostenibilità, storytelling e innovazione si fondono in un’unica visione globale. Il gelato non è mai stato così contemporaneo. E Rimini, ancora una volta, ne è stata la capitale.

Tra le macerie del dopoguerra e i vicoli umidi dove il sole fatica ad arrivare, il mito della pizza fritta non nasce da un ricettario regale, ma dall'ingegno di chi non aveva più nulla, se non la propria dignità. Mentre i forni a legna erano un lusso inaccessibile, le donne del popolo trovarono la salvezza in un calderone d'olio bollente posto sulla soglia del "basso". La Regina del Basso e il Patto del "Sette" Fu così che la pizza divenne democratica. Non servivano braci ardenti; bastava una fiamma, un po' di strutto e la maestria delle pizzaiole, figure quasi sciamaniche che trasformavano pochi grammi di farina in un miracolo gonfio d'aria. Era la celebre "pizza a otto": si mangiava subito per placare la fame, ma si pagava otto giorni dopo. Un patto d’onore basato sulla speranza che la fortuna avrebbe bussato alla porta. L’Essenza Intoccabile: La Tradizione Originale La vera anima della pizza fritta risiede nella sua immutabile semplicità, partendo indissolubilmente da due pilastri sacri: • Ricotta e Cicoli: Il punto di partenza assoluto, dove la cremosità incontra la sapidità dei ciccioli di maiale. • Pomodoro, Provola : L'abbraccio filante arricchito dal morso deciso del pepe nero. Fondamentale è la gestualità del rito: la pizzaiola stende il disco e depone il cuore di ripieno, poi con un movimento rapido e deciso sigilla i bordi con la pressione dei palmi, creando un cordone ermetico. Questa chiusura è essenziale: deve trattenere il vapore e impedire all'olio di violare l'intimità del ripieno, permettendo alla pasta di gonfiarsi come un pallone dorato. Il Simbolo dello Street Food Moderno Oggi, quella che era una necessità è diventata il simbolo assoluto dello Street Food. Passeggiando per via Toledo o tra i Decumani, il profumo della frittura è la colonna sonora olfattiva di Napoli. Avvolta nella "carta paglia" che assorbe l'unto in eccesso, la pizza fritta è oggi l'icona del cibo da strada: un lusso democratico che si consuma in piedi, tra la folla, mantenendo intatto quel legame viscerale con il popolo. Un Amuleto di Farina e Fuoco Più che un pasto, la pizza fritta resta un talismano. La sua forma turgida simboleggia l'abbondanza che scaccia la carestia. Mangiarne una significa incorporare la resilienza di Napoli; è un atto scaramantico che trasforma il "niente" nel "tutto". Il vapore che sprigiona al primo morso è il "respiro di Partenope", un segno di buon auspicio per chiunque cerchi di cambiare il proprio destino. L'Invito: Perdetevi nei Vicoli Non cercate questa magia nei menu patinati o nei locali asettici. Per conoscere il vero Oro di Napoli, dovete perdervi tra i vicoli, lasciarvi guidare dal crepitio dell'olio e dal richiamo dei maestri friggitori. Solo lì, tra un "basso" e una chiesa barocca, potrete stringere tra le mani un pezzo di storia bollente. Assaggiate la vera pizza fritta, quella che non ammette compromessi, e lasciate che la fortuna di Napoli vi baci al primo morso..

La collana, firmata da Errico Porzio, Salvatore Lioniello e Cristian Zaghini, è un progetto editoriale che racconta la pizza attraverso esperienze, visioni e percorsi professionali differenti, offrendo uno sguardo contemporaneo su un mestiere che affonda le radici nella tradizione ma guarda con decisione al futuro. Un racconto corale che mette al centro la formazione, la consapevolezza tecnica e il ruolo evolutivo del pizzaiolo nel panorama gastronomico attuale. La presentazione, accolta con grande interesse da professionisti, operatori e appassionati del settore, è stata moderata dal presidente Antonio Giaccoli, che ha guidato il confronto valorizzando i temi chiave della collana: cultura della pizza, identità territoriale e crescita professionale. Presente in fiera anche Filomena Giaccoli, impegnata in questi giorni di SIGEP tra incontri, attività formative e momenti di dialogo con il pubblico. Formazione, tecnica ed esperienza dal vivo Lo stand dell’Accademia Nazionale Pizza DOC si è trasformato in un laboratorio aperto. Demo pratiche e masterclass formative hanno animato l’area, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva e concreta. Gli istruttori dell’Accademia hanno guidato momenti di approfondimento tecnico, mostrando dal vivo metodi, gesti e processi di lavoro. Teoria e pratica si sono intrecciate in un percorso chiaro e accessibile, permettendo di comprendere appieno il valore del metodo formativo Pizza DOC. Le masterclass hanno favorito il confronto diretto con i professionisti, mentre le demo hanno reso visibile il risultato di un approccio basato su tecnica, studio e consapevolezza. Non semplici dimostrazioni, ma esperienze reali, culminate nella degustazione dei prodotti realizzati: un’espressione concreta di qualità, equilibrio e identità mediterranea. Una festa di gusto e tradizione La giornata si è conclusa in un clima di grande entusiasmo. Dopo la presentazione della collana, lo stand è letteralmente esploso in una festa spontanea fatta di canti e balli della tradizione napoletana, coinvolgendo espositori, visitatori e addetti ai lavori. Un momento autentico, che ha raccontato più di mille parole lo spirito dell’Accademia: condivisione, passione e appartenenza. Grande l’affluenza e la partecipazione, a conferma del forte interesse verso un progetto che unisce editoria, formazione e cultura gastronomica. Al SIGEP World 2026, l’Accademia Nazionale Pizza DOC ha ribadito il proprio ruolo di riferimento, portando in scena non solo la pizza, ma il suo valore più profondo: quello umano, culturale e identitario. e.

A introdurre e guidare il dibattito è stato Luciano Pignataro, giornalista de Il Mattino e volto di 50 Top Pizza, che ha tracciato il perimetro di un settore in costante evoluzione, sospeso tra tradizione e sperimentazione. Due i panel in programma, condotti da Albert Sapere e Barbara Guerra di 50 Top Pizza, che hanno restituito una lettura ampia e articolata del fenomeno. Sul palco si sono alternati alcuni tra i più rappresentativi interpreti della pizza a fette contemporanea: Francesco Arnesano, Maestro Pizzaiolo – Lievito; Daniele Biagioni, Maestro Pizzaiolo – Tiella; Daniele Campana, Maestro Pizzaiolo – Campana Pizza In Teglia; Jacopo Chieppa, Maestro Pizzaiolo – Kilo; Davide Fiorentini, Maestro Pizzaiolo – ‘O Fiore Mio. Attraverso esperienze e visioni differenti, i relatori hanno raccontato come la pizza a fette stia ridefinendo il concetto di gusto, servizio e condivisione, mettendo al centro impasti evoluti, topping calibrati, tecniche di lavorazione avanzate e una crescente attenzione alla sostenibilità. Il confronto è proseguito con gli interventi di Alessandra Provasi, Direttrice Marketing di Alice Pizza, Ruggero Ravagnan, Maestro Pizzaiolo di Grigoris, Pierluigi Roscioli, Maestro Pizzaiolo dell’Antico Forno Roscioli, e Alessandro Santilli, Maestro Pizzaiolo di Frumentario. Tra analisi di mercato, dimostrazioni pratiche e degustazioni, è emersa con forza la sfida di coniugare qualità, accessibilità e identità artigianale, in un dialogo sempre più diretto con un pubblico attento e consapevole. Il dibattito ha confermato la pizza a fette come uno dei linguaggi più vivi e contemporanei della scena gastronomica italiana: non più semplice risposta a un consumo veloce, ma espressione matura di un nuovo modo di pensare la pizza, capace di evolversi senza perdere profondità culturale e gastronomica. Al Sigep World 2026, la pizza a fette si impone così come simbolo di un cambiamento già in atto. ce.

Protagonista della giornata è stato il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, intervenuto davanti a una platea composta da operatori, imprese e rappresentanti delle istituzioni. Nel suo discorso, il Ministro ha sottolineato la portata storica del riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO, definendolo un traguardo che porta con sé anche una forte responsabilità. «La cucina italiana non è soltanto un insieme di ricette – ha dichiarato Lollobrigida – ma un sistema di valori che unisce territori, tradizioni, qualità delle materie prime e lavoro delle imprese. Difendere il Made in Italy significa tutelare la nostra identità e garantire un futuro solido alle filiere agricole e alimentari». Nel corso dell’intervento, il Ministro ha ribadito la necessità di rafforzare le politiche di tutela dell’origine e della tracciabilità, strumenti fondamentali per contrastare il fenomeno dell’Italian sounding, che continua a sottrarre valore e credibilità alle produzioni autentiche. Centrale anche il richiamo al sostegno delle aziende che investono in innovazione, mantenendo però un legame saldo con le radici e i saperi tradizionali. SIGEP World 2026 si è confermato così una piattaforma strategica di confronto tra istituzioni e mondo produttivo, in un contesto globale in cui qualità, sostenibilità e identità territoriale rappresentano leve decisive per la competitività internazionale. Dai temi della politica agricola alle eccellenze dell’arte dolciaria, della panificazione e della ristorazione, la manifestazione ha offerto uno spaccato aggiornato sullo stato di salute del food italiano nel mondo. Tra incontri, showcooking e momenti di approfondimento, l’evento ha messo in luce le nuove sfide del settore e le opportunità di crescita di un comparto che guarda al futuro partendo dalla tradizione. Un messaggio chiaro è emerso dai padiglioni di Rimini: il Made in Italy agroalimentare resta un patrimonio da difendere e valorizzare, non solo come eccellenza produttiva, ma come espressione viva della cultura italiana.

RIMINI – L’informazione agroalimentare come strumento di cultura, responsabilità e valorizzazione dei territori è stata protagonista al Sigep World 2026, grazie all’incontro promosso da La Gazzetta del Food Live, che ha visto al centro il contributo di Roberto Zalambani, presidente nazionale UNARGA (Unione Nazionale delle Associazioni Regionali Giornalisti Agroalimentari). Un appuntamento che ha messo in dialogo giornalismo, filiere produttive e cultura del gusto, in un contesto – quello del Sigep – da sempre crocevia internazionale per le eccellenze del foodservice, della pasticceria, del gelato, del cioccolato e del bakery. Il valore dell’informazione agroalimentare Nel suo intervento, Zalambani ha richiamato il ruolo strategico dell’informazione specializzata nel raccontare il cibo non solo come prodotto, ma come espressione di identità, territorio e sostenibilità. Un racconto che richiede competenze, etica professionale e capacità di interpretare i cambiamenti in atto, dal consumo consapevole alle trasformazioni delle filiere agroalimentari. L’informazione, in questo senso, diventa ponte tra produttori e cittadini, contribuendo a rafforzare la fiducia, a contrastare semplificazioni e fake news, e a valorizzare il lavoro di chi opera nel rispetto della qualità e dell’ambiente. Un confronto a più voci sul gusto e sui territori Accanto al presidente UNARGA, il panel ha visto la partecipazione di figure rappresentative di diversi ambiti del racconto gastronomico: Stefano Bugamelli, della Compagnia del Cioccolato – Viaggiatori del Gusto, ha portato l’esperienza del racconto sensoriale e culturale del cioccolato, tra artigianalità, ricerca e divulgazione; Antonio Fabbri, segretario stampa San Marino USGI, ha offerto uno sguardo sul rapporto tra comunicazione istituzionale e informazione specializzata; Alessandro Maresca, tesoriere ARGA ed esperto di biologico, ha approfondito il tema della sostenibilità e delle produzioni certificate, sempre più centrali nel dibattito pubblico; Paolo Agostino Davani, delegato ARGA Montefeltro, ha richiamato l’importanza dei territori e delle identità locali nel racconto del cibo. Cultura del cibo e nuove sfide della comunicazione Il confronto ha evidenziato come la comunicazione agroalimentare sia oggi chiamata a misurarsi con nuove sfide: dalla velocità dei media digitali alla necessità di mantenere autorevolezza e approfondimento, dal racconto delle eccellenze alla capacità di spiegare temi complessi come sostenibilità, filiere e innovazione. In questo scenario, eventi come il Sigep World si confermano luoghi privilegiati di incontro e riflessione, dove il giornalismo agroalimentare può riaffermare il proprio ruolo di interprete del gusto e della qualità, contribuendo a costruire una narrazione consapevole e condivisa del cibo. L’iniziativa de La Gazzetta del Food Live al Sigep World 2026 ha ribadito l’impegno di UNARGA e delle ARGA regionali nel promuovere un’informazione seria, competente e radicata nei territori, capace di accompagnare l’evoluzione del settore agroalimentare e di dialogare con un pubblico sempre più attento e informato. Un racconto del gusto che non si limita alla cronaca, ma diventa cultura, conoscenza e responsabilità.

L’incontro ha registrato un vivo interesse da parte di operatori del settore food, professionisti dell’accoglienza e giornalisti enogastronomici, confermando la centralità del tema e la rilevanza culturale del progetto editoriale. Il volume raccoglie contributi di autori ed esperti che interpretano l’ospitalità non solo come servizio, ma come pratica quotidiana fondata su relazioni autentiche, responsabilità e qualità umana. Tra gli interventi più apprezzati, il contributo firmato Loison, “Il rispetto come fondamento dell’Ospitalità”, ha offerto una riflessione profonda sul significato dell’accoglienza intesa come atto di trasparenza, ascolto e attenzione reale verso l’altro. Un approccio che supera la dimensione tecnica del servizio per restituire centralità alla relazione, al valore della parola data e alla coerenza tra ciò che si promette e ciò che si offre. La presentazione è stata curata dallo stesso Federico Menetto insieme all’editore Manfredi Nicolò Maretti, in un dialogo aperto con il pubblico che ha sottolineato come l’ospitalità rappresenti oggi una competenza culturale oltre che professionale, capace di incidere sulla reputazione delle imprese e sulla sostenibilità del sistema food & beverage. Numerose le presenze istituzionali e associative che hanno voluto testimoniare il valore dell’iniziativa editoriale. Tra queste Roberto Zalambani, presidente nazionale Unarga, Stefano Bugamelli di Compagnia del Cioccolato – Viaggiatori del Gusto, Antonio Fabbri (USGI San Marino), Alessandro Maresca (Arga, esperto di biologico), Buga e Paolo Agostino Davani, delegato Arga Montefeltro. La partecipazione qualificata e il confronto sviluppatosi durante l’incontro hanno confermato “99+1 per l’Ospitalità” come un progetto editoriale capace di unire riflessione, esperienza e visione, offrendo al settore uno strumento di lettura e interpretazione dell’accoglienza come valore etico, culturale e strategico.

Tra i protagonisti più attesi dell’edizione 2026 spicca Antonio Bachour, chef pasticcere di fama mondiale e pluripremiato, che presenta ufficialmente il suo nuovo libro The New Era of Viennoiserie, pubblicato in doppia lingua, inglese e spagnolo. Con quest’opera, Bachour firma un manifesto contemporaneo dedicato alla viennoiserie, ridefinendone linguaggi e confini. Il volume si colloca infatti a metà strada tra tradizione e avanguardia, proponendo un dialogo evoluto tra la viennoiserie classica e la pasticceria moderna d’autore. Al centro del progetto editoriale c’è una visione internazionale del prodotto lievitato: croissant, pain au chocolat e grandi classici della colazione vengono ripensati attraverso tecniche distintive, geometrie innovative e abbinamenti di gusto audaci. Il risultato è una viennoiserie che supera il concetto di consumo quotidiano per trasformarsi in vera e propria creazione di alta pasticceria. Durante la sua presenza a Sigep World 2026, Bachour ha illustrato come il controllo della fermentazione, la precisione nella stratificazione del burro e l’approccio estetico siano oggi elementi chiave per portare il prodotto lievitato a un livello superiore. Non più solo fragranza e sviluppo, ma identità, narrazione e impatto visivo diventano parte integrante dell’esperienza. The New Era of Viennoiserie non è soltanto un ricettario, ma uno strumento formativo pensato per professionisti del settore, pastry chef e imprenditori che desiderano anticipare le tendenze e rispondere a un mercato sempre più esigente e globale. Ogni creazione racconta un metodo, una filosofia e una precisa idea di futuro. La presentazione del libro a Sigep World rafforza il ruolo della manifestazione come hub di innovazione e confronto internazionale, capace di attrarre le firme più autorevoli del panorama dolciario mondiale. Per i visitatori, l’incontro con Bachour rappresenta un’occasione unica di ispirazione e aggiornamento professionale. In un momento storico in cui la pasticceria evolve verso contaminazioni sempre più sofisticate, Antonio Bachour lancia un messaggio chiaro: la viennoiserie non è più un confine, ma un territorio creativo da esplorare. Un appuntamento imperdibile per chi guarda al futuro del settore con ambizione e visione.

Cinquanta ricette, un unico filo conduttore e una passione senza tempo: il cioccolato, interpretato attraverso lo sguardo maturo e consapevole di uno dei protagonisti più riconosciuti della pasticceria contemporanea. Il percorso professionale di Aresu è il risultato di oltre cinquant’anni di lavoro, studio e ricerca continua. Una carriera costruita tra laboratorio e insegnamento, tra sperimentazione tecnica e profondo rispetto della tradizione artigianale, che lo ha portato a confrontarsi con i grandi nomi del settore e a diventare punto di riferimento per intere generazioni di pasticceri. La sua esperienza si riflette non solo nella pratica quotidiana, ma anche in un’intensa attività editoriale, attraverso la quale ha contribuito a diffondere una visione della pasticceria come disciplina culturale prima ancora che tecnica. I suoi precedenti libri – ormai considerati testi di riferimento per professionisti e appassionati evoluti – hanno raccontato negli anni un metodo rigoroso, fatto di equilibrio, pulizia dei sapori e attenzione al dettaglio. Pubblicazioni che hanno sempre unito l’aspetto didattico a una forte identità personale, ponendo al centro il valore del gesto artigiano e la necessità di una pasticceria consapevole, capace di dialogare con il presente senza perdere le proprie radici. Al cioccolato rappresenta però un punto di sintesi e, al tempo stesso, un’evoluzione. Le cinquanta creazioni raccolte nel volume non sono semplicemente ricette, ma capitoli di un racconto coerente e strutturato. Dai dolci da forno alle torte moderne, dai mignon alle interpretazioni più creative, il cioccolato diventa materia viva, linguaggio espressivo, strumento narrativo. Ogni preparazione è il risultato di un pensiero preciso, dove tecnica, gusto ed estetica convivono in un equilibrio maturo ed elegante. Il libro si distingue per un approccio contemporaneo, capace di parlare al professionista quanto a chi vive la pasticceria come forma di espressione culturale. Aresu non impone uno stile, ma lo condivide: accompagna il lettore in un viaggio fatto di rigore e libertà, dimostrando come il cioccolato possa essere declinato in infinite forme senza mai perdere identità. Con questa nuova opera, Gianluca Aresu conferma il suo ruolo di maestro autorevole e, al tempo stesso, di interprete sensibile del nostro tempo. Al cioccolato non è solo un libro da consultare in laboratorio, ma un progetto editoriale che invita alla riflessione, alla condivisione e alla crescita professionale. Un tributo a una materia prima iconica e, soprattutto, alla visione di chi ha fatto della pasticceria una vera arte del pensiero.

PRUNELLA EMMA, DIRETTORE EVENTI FIPPA, PARLA DELLA MISSIONE 2026 E DEL CONVEGNO “IL PANE DEL FUTURO”
“Il nostro impegno – ha spiegato Emma – è quello di rappresentare e valorizzare l’intero settore della panificazione, promuovendo innovazione, sostenibilità e qualità. La missione della FIPPA per il 2026 si concentra sull’educazione, sulla ricerca tecnologica e sulla valorizzazione delle eccellenze italiane, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle nostre aziende nel contesto globale”. Particolare attenzione è stata dedicata al convegno “Il Pane del Futuro”, evento di punta del calendario FIPPA. “Questo incontro non sarà solo un momento di confronto tra esperti, ma una piattaforma di innovazione e divulgazione – ha proseguito Emma. – Parleremo delle nuove tecniche produttive, delle tendenze di consumo, dell’importanza della filiera corta e della sostenibilità ambientale, senza dimenticare la tradizione che rende unico il nostro pane”. Emma ha inoltre evidenziato il ruolo della Federazione come punto di riferimento per i professionisti del settore: “La FIPPA non è solo un’associazione di categoria, ma un vero e proprio motore culturale e formativo. Attraverso corsi, workshop e convegni, accompagniamo i panificatori italiani verso una crescita costante, garantendo standard elevati di qualità e innovazione”. Concludendo l’intervista, il direttore eventi ha ribadito come la Federazione si impegni a consolidare la reputazione internazionale del pane italiano, unendo tradizione, innovazione e sostenibilità per costruire il futuro del settore.

Giorilli ha presentato il suo nuovo libro, il più personale della sua carriera, in cui intreccia la vita professionale e le passioni personali, dal ciclismo ai viaggi, fino all’innovazione continua nel mondo del pane. Dopo anni di testi dedicati a ricette e tecniche, il maestro condivide un racconto intimo e riflessivo, svelando che il vero segreto del successo risiede nella capacità di formarsi senza mai fermarsi. Accanto a lui, Antonio Giaccoli ha sottolineato il valore della formazione come pilastro della crescita professionale e della qualità nel settore della pizza. Il presidente del Campionato Mondiale Pizza DOC ha illustrato il ruolo dell’Accademia Pizza DOC nella valorizzazione dei talenti e nella diffusione della cultura artigianale, confermando come studio, aggiornamento e pratica siano fondamentali per eccellere in un mercato in continua evoluzione. L’incontro ha messo in luce un filo comune tra pane e pizza: passione, innovazione e formazione costante come chiavi del successo nel food contemporaneo. Un dialogo che ha celebrato l’arte del fare bene, l’importanza di continuare a imparare e il futuro di due mondi simbolo dell’eccellenza italiana..








