
Questo dolce, sintesi perfetta di povertà rurale e raffinata aristocrazia, trasforma pochi ingredienti in un’architettura di bolle dorate. Oggi, passeggiando per le vie di Napoli, le pasticcerie espongono montagne di queste sfoglie leggere, confermando come la tradizione artigianale resti il cuore pulsante della città, capace di attirare estimatori da ogni dove per quel morso inimitabile. Un’Eredità tra Mito e Corte Le radici affondano nei frictilia dell’Antica Roma, ma è all'ombra del Vesuvio che la ricetta si è fatta arte. La leggenda narra di una Regina Margherita desiderosa di un dolce che accompagnasse le sue conversazioni a corte; nacquero così le "chiacchiere", un nome che evoca la convivialità. Storicamente, questo dolce non viaggia mai solo: il suo compagno d'elezione è il sanguinaccio, una crema fondente e speziata che un tempo celebrava il legame viscerale con la terra. L’Arte della Sfoglia: La Ricetta Tradizionale Per un risultato che sia una carezza croccante, il segreto risiede nella pazienza e nella temperatura dell'olio. Ingredienti: 500g di Farina 00 3 Uova fresche 60g di Zucchero semolato 60g di Burro morbido Un pizzico di sale e scorza di limone 30ml di Liquore (Strega o Marsala) Olio di semi di arachidi per la frittura Procedimento: Lavorazione: Impasta gli ingredienti fino a ottenere un panetto elastico e lascialo riposare per 30 minuti. Stesura: Tira la sfoglia finché non diventa trasparente come velo. È questo il segreto per le grandi bolle. Cottura: Friggi in olio a 175°C per pochi secondi. Lo shock termico gonfierà l'impasto istantaneamente. Finitura: Spolvera con zucchero a velo solo una volta raffreddate. L’Evoluzione Gourmet: Oltre lo Zucchero a Velo Oggi le pasticcerie napoletane hanno trasformato la chiacchiera in una vera tela d'artista. Non più solo la versione classica, ma vere esplosioni di gusto che sfidano la stagionalità e possono essere gustate tutto l'anno: Il Glamour del Pistacchio: Sfoglie immerse per metà in cioccolato bianco e granella di pistacchio. Vesuvio di Cioccolato: Una cascata di fondente extra amaro che richiama l'intensità del sanguinaccio. Profumo di Costiera: Versioni glassate al limoncello, perfette come dessert estivo leggero. I 3 Segreti per Bolle Leggendarie Per chi vuole cimentarsi a casa e competere con i grandi maestri: Lo Shock Termico: L'olio deve essere a 175°C. Se è troppo freddo la chiacchiera si unge; se è troppo caldo brucia. Il Riposo: Il glutine deve rilassarsi per 30 minuti, o la sfoglia non diventerà mai sottile. L'Alcol: Il liquore evapora in frittura creando il vapore che "alza" le bolle giganti. Le chiacchiere sono l'anima di Napoli: un impasto che sa di casa e di festa. Conservale in una scatola di latta per mantenerle friabili per oltre una settimana e trasforma ogni caffè in un piccolo momento di gioia partenopea..

È questa la visione che unisce l’esperienza di Chef Gregori Nalon, Cooking Strategist, e l’impegno internazionale di Lamb Weston, leader mondiale nei prodotti surgelati a base di patata. La cucina come laboratorio di idee “Questa esperienza è nata per essere condivisa con chiunque ami cucinare, che sia cuoco, chef, massaia o semplice appassionato.” Con queste parole Chef Gregori Nalon racconta una filosofia che supera le barriere professionali e restituisce alla cucina la sua dimensione più autentica: quella della scoperta. Troppo spesso, spiega, si pensa che ogni ingrediente abbia un solo destino, una strada già tracciata dalla tradizione o dall’abitudine. Ma è proprio quando qualcosa non va come previsto che nascono intuizioni capaci di trasformarsi in piatti iconici. Errori, tentativi, prove: elementi che diventano strumenti di crescita. Il lavoro di Nalon si configura così come una raccolta di tecniche, sperimentazioni e scoperte messe a disposizione della comunità gastronomica. Un invito ad aprire occhi, mente e cuore a nuove opportunità, spesso semplici ma rivoluzionarie nell’approccio. Dietro ogni patata, una storia lunga 90 anni Se l’innovazione è il motore della creatività culinaria, la qualità della materia prima resta il punto di partenza imprescindibile. Ed è qui che entra in gioco Lamb Weston. Con oltre 90 anni di esperienza, l’azienda è oggi tra i protagonisti mondiali del settore dei surgelati a base di patata. Ogni giorno, solo nell’area EMEA, vengono servite 17 milioni di porzioni di patate firmate Lamb Weston: un dato che racconta non solo una diffusione capillare, ma soprattutto un rapporto di fiducia consolidato con i professionisti della ristorazione. La patata, ingrediente semplice e universale, diventa così simbolo di una filiera che unisce innovazione tecnologica, ricerca e rispetto della tradizione agricola. Innovazione e sostenibilità: i pilastri del futuro Per Lamb Weston il futuro non è un concetto astratto, ma un percorso misurabile. Due sono i pilastri su cui si fonda la strategia aziendale: innovazione e sostenibilità. Con sei siti produttivi in Europa e la collaborazione quotidiana di oltre 600 coltivatori di fiducia, l’azienda lavora per raggiungere gli Obiettivi Globali di Sostenibilità 2030. Tra le priorità: Miglioramento della salute del suolo Riduzione del consumo idrico Abbattimento delle emissioni di anidride carbonica Adozione di pratiche di agricoltura rigenerativa Non si tratta di dichiarazioni di principio, ma di azioni concrete che coinvolgono l’intera filiera produttiva. Dalla selezione delle varietà alla trasformazione industriale, ogni fase viene ripensata per coniugare efficienza, qualità e rispetto ambientale. Tradizione e visione: una sintesi possibile L’incontro tra la filosofia di Chef Gregori Nalon e la strategia di Lamb Weston evidenzia un punto centrale per il mondo della ristorazione contemporanea: innovare non significa rompere con il passato, ma valorizzarlo attraverso nuove prospettive. La patata, alimento popolare per eccellenza, diventa terreno fertile per la sperimentazione tecnica e creativa. Allo stesso tempo, la sostenibilità non è più un valore aggiunto, ma una condizione necessaria per restare competitivi in un mercato sempre più attento all’impatto ambientale. In un’epoca in cui il settore food è chiamato a rispondere a sfide globali — climatiche, economiche e culturali — l’equilibrio tra ricerca, responsabilità e condivisione rappresenta la chiave per costruire modelli solidi e duraturi. Perché, come ricorda Nalon, ogni errore può trasformarsi in intuizione. E ogni intuizione, se sostenuta da qualità e visione, può diventare futuro..

A due giorni dall’apertura dei cancelli, cresce l’attesa per uno degli appuntamenti più strategici per il mondo beverage e per l’intera filiera dell’eating out. Dal 15 al 17 febbraio 2026, la Fiera di Rimini ospiterà una nuova edizione di Beer&Food Attraction, il salone firmato Italian Exhibition Group che negli anni si è affermato come osservatorio privilegiato sui nuovi modelli di consumo food & beverage e sulle connessioni sempre più strette tra Horeca e GDO. Un hub B2B che anticipa i trend Giunta all’undicesima edizione, la manifestazione si conferma punto di riferimento B2B per operatori dell’Horeca, buyer, category manager e professionisti della distribuzione moderna, chiamati oggi a interpretare un mercato in rapida evoluzione. I numeri dell’ultima edizione parlano chiaro: 600 espositori, oltre 1.200 marchi rappresentati e 130 buyer internazionali provenienti da 40 Paesi. Un ecosistema che rende Beer&Food Attraction una piattaforma europea di business, networking e scouting, capace di intercettare in anticipo trend emergenti, innovazioni di prodotto e nuovi format destinati a riflettersi sugli scaffali della GDO. Non si tratta più soltanto di una fiera di settore, ma di un laboratorio in cui si osservano le trasformazioni dei consumi fuori casa e il loro impatto diretto sul retail organizzato. Birra: specializzazione e valore aggiunto Il cuore pulsante della manifestazione resta il comparto brassicolo. Il settore Beer offrirà una panoramica completa che spazia dalle eccellenze italiane e internazionali alle proposte più creative, speciali e mainstream. Particolare attenzione sarà riservata ai microbirrifici, con oltre 100 espositori pronti a confrontarsi con il mercato e a presentare novità, edizioni limitate e collaborazioni. Un’occasione preziosa anche per la GDO, che guarda con crescente interesse alle nicchie ad alto valore aggiunto, alle referenze stagionali e ai prodotti capaci di raccontare territorio e identità. La birra, oggi, non è più solo una categoria: è un linguaggio di consumo che attraversa occasioni diverse, dall’aperitivo alla ristorazione veloce, fino alle proposte premium per il consumo domestico. Il debutto di Mixology Attraction La grande novità del 2026 è Mixology Attraction, nuovo format che amplia ulteriormente il perimetro della manifestazione rafforzandone il ruolo di hub per l’intera beverage & bar industry. La mixology si impone come uno dei segmenti più dinamici del mercato, capace di influenzare rapidamente anche l’offerta retail. Spirits, ready to drink, low e no alcohol, soft drink innovativi: categorie che nascono e si sviluppano nei locali, ma che trovano sempre più spazio sugli scaffali. Il dialogo tra bartender e professionisti del settore diventa così motore di innovazione, contaminazione e nuove opportunità di business. Accanto al beverage, il settore food completa l’esperienza espositiva con soluzioni dedicate alla ristorazione veloce, prodotti ready to serve, specialità regionali, snack, street food, frozen e attrezzature per cucine compatte. Un’offerta che rispecchia l’evoluzione dei consumi contemporanei: praticità, qualità, identità territoriale e format flessibili capaci di adattarsi a contesti diversi. Anche qui, l’Horeca si conferma laboratorio di tendenze che la distribuzione organizzata osserva con crescente attenzione. Durante i tre giorni non mancheranno appuntamenti di rilievo come l’International Horeca Meeting e i Campionati della Cucina Italiana nell’arena FIC, con la competizione Street Food d’Autore pronta a mettere in scena creatività e tecnica attraverso team di professionisti provenienti da tutta Italia. Rimini si prepara così a diventare il baricentro internazionale del settore, tra dati di mercato, previsioni, analisi e opportunità di networking ad alto valore strategico. La Gazzetta del Food racconta i protagonisti Anche quest’anno La Gazzetta del Food sarà presente a Beer&Food Attraction 2026 per raccontare da vicino i tre giorni di manifestazione, dando voce ai protagonisti, alle aziende e ai professionisti che stanno ridisegnando il panorama del beverage e dell’eating out. Attraverso interviste, approfondimenti e reportage, seguiremo le novità di prodotto, i trend emergenti e le visioni strategiche che guideranno il mercato nei prossimi mesi, offrendo ai nostri lettori una lettura puntuale e autorevole di uno degli eventi più significativi per il comparto. Beer&Food Attraction 2026 si conferma così non solo una vetrina espositiva, ma un vero osservatorio sulle trasformazioni del consumo contemporaneo: un luogo in cui il fuori casa dialoga con la distribuzione moderna e dove le tendenze diventano opportunità concrete di valore. .

Federazione sarà Emma Prunella, referente FIPPA, figura impegnata nella valorizzazione del settore e nella promozione della cultura del pane italiano. L’ingresso della Federazione segna un passaggio significativo: il mondo della panificazione assume un ruolo centrale nel racconto del patrimonio agroalimentare italiano, non solo come tradizione, ma come filiera economica, identità territoriale e innovazione professionale. La “polis” della panificazione: identità, comunità, futuro La FIPPA si configura come una vera polis del pane italiano: una comunità strutturata che riunisce panificatori, maestri artigiani, imprese, scuole di formazione e giovani professionisti. Un sistema che tutela la qualità, promuove la formazione continua e difende il valore del prodotto artigianale. Tra gli obiettivi principali della Federazione: Tutela e rappresentanza della categoria Promozione del pane artigianale e delle tradizioni territoriali Formazione tecnica e aggiornamento professionale Innovazione sostenibile e ricerca sulle materie prime Educazione alimentare e cultura del consumo consapevole In un momento storico in cui il pane torna al centro del dibattito su salute, sostenibilità e filiere locali, la FIPPA rafforza il proprio ruolo istituzionale e culturale, diventando interlocutore attivo nel dialogo tra professionisti, istituzioni e consumatori. Informazione e rappresentanza: una sinergia strategica La collaborazione con La Gazzetta del Food nasce con l’obiettivo di raccontare il mondo della panificazione con autorevolezza, competenza e visione contemporanea. Non solo cronaca di settore, ma approfondimento culturale, tecnico ed economico. Con Emma Prunella nel ruolo di referente FIPPA, il progetto editoriale si arricchisce di una voce capace di coniugare tradizione e innovazione, dando spazio ai protagonisti del comparto e valorizzando una delle espressioni più identitarie del Made in Italy. Un passo importante per consolidare la centralità del pane italiano nel panorama gastronomico nazionale.

Non solo note, luci e riflettori: alla 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana, Sanremo si racconta anche attraverso il linguaggio dell’alta cucina. Dal 23 al 28 febbraio, tra gli eventi collaterali più attesi della settimana sanremese, spicca il progetto firmato Alba Marte Eventi, che porta il gusto d’autore al centro della scena nella prestigiosa cornice del Victory Morgana Bay. A guidare questo percorso è Alba Marte, chef e imprenditrice vastese, che arriva a Sanremo con una squadra di chef altamente qualificati, dando vita a un palcoscenico sensoriale dove gastronomia, spettacolo e comunicazione dialogano senza confini. UNA SQUADRA DI CHEF, UN LAVORO CORALE Accanto ad Alba Marte, una brigata selezionata di professionisti, chef con competenze complementari e un’unica visione: garantire eccellenza, organizzazione e creatività anche nei contesti più complessi e mediaticamente esposti. Una squadra capace di coniugare: alta cucina creativa, gestione di grandi eventi, precisione tecnica, lavoro sotto pressione senza rinunciare all’identità dei piatti. Un lavoro corale che trasforma ogni servizio in un’esperienza elegante e coerente, dove ogni chef è parte integrante del racconto gastronomico firmato Alba Marte Eventi. ALTA CUCINA SU MISURA DURANTE LA SETTIMANA DEL FESTIVAL Durante la settimana del Festival di Sanremo, Alba Marte Eventi cura la cucina e la progettazione di percorsi degustativi esclusivi, studiati per accompagnare serate private, incontri istituzionali e appuntamenti di grande visibilità mediatica. Un lavoro sartoriale, pensato per un pubblico selezionato e internazionale, che conferma la visione della chef: la cucina come esperienza, racconto ed emozione condivisa. “Il momento clou – sottolinea Donato Fioriti, referente nazionale dei Giornalisti Enogastronomici Figec/Cisal, con oltre 15 presenze professionali al Festival – sarà la cena della Sala Stampa, un evento di grande rilievo che unisce alta gastronomia e spettacolo.” Durante la serata è prevista anche la premiazione di Arisa, alla presenza di Carlo Conti, volto simbolo e storico del Festival. Tra gli ospiti: imprenditori, artisti, cantanti e personaggi di spicco del mondo della TV e dello spettacolo. INTERVISTA – ALBA MARTE Dietro le quinte del gusto alla 76ª edizione del Festival di Sanremo Chef Marte, Sanremo è un palcoscenico unico e durante la settimana del Festival lei firma uno degli eventi gastronomici più esclusivi. Cosa rappresenta per lei portare la sua cucina in un contesto così simbolico? “È un’occasione straordinaria. Sanremo non è solo musica, è identità italiana, racconto, visibilità internazionale. Essere presenti con un progetto gastronomico durante questa settimana significa portare la nostra cucina in un contesto di grande valore mediatico e culturale, con grande responsabilità ma anche con enorme entusiasmo.” Lei arriva con una squadra di chef. Quanto è importante il lavoro di squadra in un evento di questo livello? “È fondamentale. Non esiste alta cucina senza una brigata forte. Ho scelto professionisti che condividono la mia visione, chef capaci di interpretare ogni servizio come parte di un progetto più ampio. Qui a Sanremo il lavoro di squadra fa davvero la differenza.” Come nasce un percorso degustativo pensato per eventi così esclusivi? “Nasce dall’ascolto e dal confronto continuo con il team. Studiamo il contesto, il pubblico, il ritmo delle serate. Ogni piatto deve dialogare con l’atmosfera, con la musica, con le emozioni. Nulla può essere lasciato al caso.” La cucina come parte dell’esperienza è il cuore del progetto Alba Marte Eventi? “Assolutamente sì. Vogliamo creare format culinari su misura, dove il cibo diventa linguaggio. Non è solo nutrimento, è esperienza sensoriale, è memoria. E questo è possibile solo grazie al lavoro di squadra.” La presenza di Alba Marte e della sua squadra di chef durante la settimana della 76ª edizione del Festival di Sanremo rappresenta non solo un importante traguardo professionale, ma la conferma di come la cucina italiana d’autore possa essere protagonista nei grandi eventi culturali e mediatici, anche al di fuori del palco dell’Ariston. Tra musica, riflettori e grandi nomi dello spettacolo, Sanremo 2026 parla anche il linguaggio del gusto. E lo fa con una firma chiara, elegante e riconoscibile: Alba Marte Eventi.

Napoli - La montanara è un prodotto antico, nato nei vicoli di Napoli, che non ha bisogno di effetti speciali né di forzature per raccontarsi. Va solo rispettato. Per questo la preparo così com’è sempre stata: una frittura asciutta, un impasto soffice, un condimento misurato, mai invadente. Ogni dettaglio conta. Appartengo a una famiglia che da generazioni vive la pizza non come moda, ma come cultura. Custodire questa eredità significa conoscere a fondo la tradizione e avere il coraggio di mantenerla attuale senza snaturarla. L’equilibrio tra memoria e presente è fragile, e va protetto con rigore e consapevolezza. In un tempo in cui tutto rischia di essere etichettato come tendenza, la montanara resta ciò che è sempre stata: un pilastro della gastronomia popolare napoletana. Nelle mani di chi la rispetta, diventa un racconto vivo, autentico, che parla di Napoli senza bisogno di spiegazioni. È questo il mio modo di intendere la pizza: non reinventarla a ogni costo, ma farla vivere oggi con la stessa dignità di ieri.

Un investimento significativo, che arriva dopo il successo del primo locale in via Foria 180 , e che conferma la volontà dell’imprenditore di rafforzare un progetto gastronomico fondato su qualità, identità e riconoscibilità. Aprire oggi un ristorante a Napoli, in un’area simbolica come il lungomare, rappresenta una scelta imprenditoriale netta e consapevole. Il contesto non è casuale. Il lungomare di Napoli, storicamente legato alla vita marinara della città, è da sempre luogo di incontro tra tradizione popolare, lavoro e cultura. È in questo scenario che Scicchitano colloca il suo nuovo progetto, pensato come naturale estensione di una cucina che affonda le radici nella tradizione partenopea ma guarda al futuro con linguaggi contemporanei. Il riscontro del pubblico è stato immediato: tavoli pieni e sold out già nei giorni successivi all’apertura. La Gazzetta del Food ha visitato il locale l’8 febbraio, documentando la nuova apertura e l’atmosfera del ristorante a pochi giorni dall’inaugurazione. Elemento centrale del progetto resta la figura di Giuseppe Scicchitano, terza generazione di ristoratori, figlio di Nunzio Scicchitano e Assunta Pacifico, storici volti de ’A Figlia d’ ’o Marenaro. Cresciuto tra cucina e sala, Scicchitano ha ereditato dal padre la tecnica nella lavorazione dei frutti di mare e dalla madre il rispetto per la materia prima e per la cucina napoletana più autentica. Esuberante e creativo, è presente sia ai fornelli sia in sala, dove la relazione con l’ospite diventa parte integrante dell’esperienza. La proposta gastronomica si muove tra tradizione e innovazione, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio della cucina di mare senza snaturarne l’anima popolare. Con questa seconda apertura, Scicchitano consolida una visione chiara: elevare la cucina di mare napoletana a un modello di eccellenza riconoscibile, mantenendo un forte legame con il territorio. Un traguardo che rappresenta non solo una crescita imprenditoriale, ma anche un segnale di continuità e rinnovamento della tradizione gastronomica cittadina.

BERLINO – Si è chiusa il 6 febbraio a Berlino Fruit Logistica, il principale appuntamento mondiale dedicato all’ortofrutta, che ha visto una forte e qualificata presenza del sistema cooperativo italiano. Un’occasione strategica che ha confermato il ruolo centrale dell’Italia nel panorama agroalimentare internazionale. Alla manifestazione hanno partecipato oltre 200 cooperative e imprese aderenti a Confcooperative, espressione di un sistema che coinvolge 45.000 produttori e sviluppa più di 8 miliardi di euro di fatturato. Numeri che raccontano la solidità e il peso economico di un comparto chiave del Made in Italy. Una vetrina globale per il Made in Italy Fruit Logistica si è confermata una piattaforma privilegiata per il confronto tra operatori, buyer e stakeholder internazionali. Le cooperative italiane hanno portato a Berlino un modello produttivo fondato su qualità, sostenibilità, innovazione e radicamento territoriale, rafforzando relazioni commerciali e aprendo nuove opportunità sui mercati esteri. La presenza compatta delle imprese cooperative ha rappresentato un segnale forte di coesione e capacità competitiva in un contesto globale segnato da crescenti criticità, dall’aumento dei costi di produzione alle tensioni sui mercati internazionali. Al centro il futuro del comparto Accanto agli aspetti commerciali, l’edizione 2024 ha dato spazio anche al confronto istituzionale sul futuro del settore. Un momento centrale è stato l’incontro ospitato presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, che ha visto la partecipazione del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Nel corso del confronto si è discusso delle principali sfide che attendono l’ortofrutta italiana: dalla tutela del reddito dei produttori alla sostenibilità ambientale, fino alla necessità di rafforzare la competitività delle imprese sui mercati internazionali. La cooperazione come risposta alle sfide globali L’esperienza berlinese ha ribadito come il modello cooperativo rappresenti una leva strategica per affrontare le trasformazioni del settore, garantendo aggregazione dell’offerta, maggiore forza contrattuale e valorizzazione delle produzioni. La partecipazione a Fruit Logistica si chiude dunque con un bilancio positivo per l’ortofrutta cooperativa italiana, che da Berlino rilancia il proprio impegno per un futuro fondato su innovazione, sostenibilità e identità produttiva, confermandosi protagonista sui mercati globali.

Febbraio è il mese in cui il cuore prende il sopravvento. Breve ma intenso, si accende di colori vivaci, profumi dolci e feste capaci di scaldare l’anima. Il filo conduttore che attraversa questo periodo è uno solo: il rosso, simbolo universale di amore, passione ed energia, protagonista assoluto di tradizioni, sapori e stile. Il rosso che anima il Carnevale Il mese si apre con l’esplosione di allegria del Carnevale, una festa che invita a giocare, sorridere e trasformarsi. Maschere, costumi sfavillanti e scenografie colorate riempiono le strade, regalando un momento di leggerezza e fantasia. Anche qui il rosso trova spazio, tra dettagli audaci e accenti vivaci che rendono ogni outfit più scenografico e originale. È il tempo dell’osare, del lasciarsi andare, anche solo per qualche giorno. San Valentino, la festa dei sentimenti A metà febbraio arriva San Valentino, la ricorrenza dedicata agli innamorati. Cuori, fiori e cioccolatini diventano il linguaggio visivo di un sentimento che va oltre le mode e le generazioni. Il rosso domina vetrine, tavole e abbigliamento, trasformando anche il gesto più semplice in un’espressione di affetto e romanticismo. Tradizioni dolci che scaldano l’inverno Febbraio è anche il mese dei sapori della tradizione. Dalle frappe e chiacchiere del Carnevale ai biscotti a forma di cuore e alle cioccolate dedicate all’amore, i dolci accompagnano le celebrazioni e diventano un rito condiviso. Piccoli piaceri che raccontano storie di convivialità, memoria e calore umano. Un mese breve, ma intenso Febbraio, con la sua durata ridotta, concentra emozioni forti e simboli potenti. È un mese che invita a sorridere, amare e concedersi qualche momento di leggerezza, ricordandoci che il cuore non conosce stagioni. In fondo, febbraio è proprio questo: un concentrato di vita, colore ed emozione, tutto racchiuso nel battito rosso del cuore.

Il cuore della ricetta è un intenso pralinato al pistacchio, morbido e avvolgente, racchiuso in una nuova copertura di cioccolato al lampone. Un incontro di sapori studiato per sorprendere: la dolcezza rotonda del pistacchio dialoga con le note fresche e leggermente acidule del lampone, dando vita a un equilibrio elegante e contemporaneo. La rivisitazione mantiene l’identità del cremino tradizionale, ma ne amplia il linguaggio, trasformandolo in un piccolo gesto d’amore dal gusto sofisticato. Anche l’estetica segue questa filosofia: essenziale, moderna e pensata per celebrare un’occasione speciale. Il Cremino di San Valentino Massari è disponibile ora sullo shop ufficiale ed è pensato per chi desidera regalare — o regalarsi — un’esperienza di gusto che va oltre il cioccolatino, diventando un simbolo da condividere. .

Sono preparati senza uova e senza glutine, pensati per chi convive con limitazioni alimentari, intolleranze o esigenze particolari, ma non vuole rinunciare al piacere della buona cucina. Perché mangiare non è solo nutrirsi: è cultura, è emozione, è condivisione. E nessuno dovrebbe sentirsi escluso a tavola. La pasta come linguaggio universale Da pastaia artigianale credo profondamente che la pasta sia un linguaggio universale. Un linguaggio che può — e deve — parlare a tutti. Lavorare senza glutine e senza uova non significa “togliere”, ma ripensare. Studiare le farine, ascoltare gli impasti, trovare nuovi equilibri. È un lavoro di precisione e sensibilità, dove la tecnica incontra il rispetto. Ogni tortello è il risultato di ricerca, prove, errori e tanta passione. Non esistono scorciatoie, esiste solo la volontà di fare bene. Intolleranze e gusto: un falso mito da sfatare C’è ancora chi pensa che cucinare per chi ha intolleranze significhi scendere a compromessi sul gusto. Io credo esattamente il contrario. Questo piatto dimostra che anche con le intolleranze si può mangiare bene, con gusto e consapevolezza. Sapori pieni, consistenze curate, ripieni pensati per sorprendere. La cucina inclusiva non è una cucina “di serie B”: è una cucina evoluta, attenta, contemporanea. Anche l’occhio vuole la sua parte Perché sì, diciamolo: anche l’occhio vuole la sua parte. La bellezza nel piatto non è un dettaglio, è parte dell’esperienza. Colori, forme, equilibrio: ogni tortello è pensato per essere guardato prima ancora che assaggiato. Il cibo accessibile non deve rinunciare all’estetica. Al contrario, deve raccontare che la cura passa anche da lì. Il cibo come atto di responsabilità Credo in una cucina che si prende responsabilità. Responsabilità verso le persone, verso le loro esigenze, verso il loro diritto di sentirsi accolte. Per me, fare pasta oggi significa questo: creare senza escludere, innovare senza dimenticare, portare a tavola un’idea di cucina che sia davvero per tutti. Senza compromessi. Con rispetto. Con amore..









